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Riforma 2026

Le province dove la procedura è già cambiata nel 2026

Redazione AL Investments · 14 settembre 2026 · 7 min di lettura
Documenti e una cartina appoggiati su un tavolo con una penna
Nel 2026 la procedura da seguire può dipendere dalla provincia di residenza. Foto a scopo illustrativo.

Nel 2026 può capitare che due persone con la stessa condizione seguano percorsi diversi, semplicemente perché vivono in province diverse. Non è una disparità: è l’effetto della sperimentazione della riforma, che procede per fasi e per territori.

La riforma della disabilità non è entrata in vigore ovunque nello stesso giorno. È stata avviata in modo graduale, partendo da un gruppo iniziale di province e allargandosi progressivamente. Il risultato è che, per un periodo di transizione, coesistono due modi di avviare l’accertamento. Capire in quale dei due ci si trova è il primo passo pratico per non sbagliare i passaggi.

Cosa significa “sperimentazione per fasi”

La sperimentazione serve a introdurre il nuovo sistema in modo controllato: prima su alcuni territori, poi su altri, ampliando via via la platea. Ogni fase aggiunge nuove province a quelle già coinvolte. Questo spiega perché l’elenco cresce nel tempo e perché conviene sempre verificare l’aggiornamento più recente prima di avviare una pratica.

Il senso è duplice: da un lato collaudare il funzionamento del nuovo procedimento, dall’altro accompagnare gradualmente uffici, medici e cittadini verso il cambiamento previsto a regime. Procedere per tappe permette di correggere in corsa eventuali criticità organizzative prima che il modello venga applicato ovunque, e di dare a chi opera sul territorio il tempo di adeguare strumenti e prassi.

Per la persona interessata, questo significa una cosa semplice: la fase in cui si trova il proprio territorio non è un dettaglio burocratico, ma l’elemento che determina quali passaggi seguire e in quale ordine. Ecco perché conviene informarsi prima di muovere il primo passo, e non a percorso già avviato.

L’ampliamento del 1° marzo 2026

Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione è stata estesa ad altre 40 province, che si aggiungono a quelle già coinvolte nelle fasi precedenti. Si tratta di un ampliamento significativo, che porta il nuovo sistema in molti capoluoghi e aree densamente popolate.

A titolo di esempio, tra le province interessate figurano:

  • Roma, Milano, Torino, Bologna;
  • Cagliari, Catania, Messina, Reggio Calabria, Cosenza;
  • Bergamo, Como, Pavia;
  • Verona, Venezia, Treviso;
  • Arezzo.

È un elenco parziale, riportato solo per dare l’idea dell’estensione. L’elenco completo e aggiornato delle province è pubblicato sul portale INPS: è lì che va fatta la verifica puntuale, perché è il riferimento ufficiale.

Da sapere

Ciò che conta per capire quale procedura si applica è, in genere, la provincia di residenza o domicilio della persona interessata. Prima di rivolgersi al medico o di muovere i primi passi, conviene quindi verificare sul portale INPS se il proprio territorio rientra tra quelli della sperimentazione: è un controllo di pochi minuti che orienta tutto il resto del percorso.

Come cambia il percorso a seconda del territorio

La differenza pratica tra i due scenari è netta:

  • Nelle province della sperimentazione: si parte dal certificato medico introduttivo, che avvia direttamente il procedimento; non serve la separata domanda amministrativa.
  • Fuori dalle aree sperimentali: resta la procedura precedente, in cui dopo il certificato occorre ancora presentare la domanda all’INPS. Questo assetto è previsto fino al 31 dicembre 2026.

Per il funzionamento del nuovo avvio e il ruolo del certificato, è utile leggere la riforma della disabilità e il nuovo certificato medico introduttivo, che spiega perché il documento del medico assume un peso diverso.

Un esempio per capire

Prendiamo due persone che, nella primavera del 2026, devono avviare l’accertamento. La prima risiede a Bologna, provincia inclusa nell’ampliamento: si rivolge al medico, che trasmette il certificato introduttivo, e con quell’invio il procedimento risulta avviato. La seconda vive in una provincia non ancora coinvolta: dopo il certificato deve comunque presentare la domanda amministrativa all’INPS perché la pratica prosegua. Stessa esigenza, ma due percorsi diversi, perché diversa è la fase in cui si trova il loro territorio. È un esempio a scopo illustrativo, non rappresenta una decisione di idoneità.

Perché nel 2026 conviene fare una verifica in più

Finché la transizione è in corso, il percorso corretto dipende da dove si vive. Alcuni accorgimenti pratici aiutano a non perdere tempo:

  • controllare sul portale INPS se la propria provincia è tra quelle della sperimentazione, prima di avviare qualsiasi passaggio;
  • rivolgersi per tempo al medico certificatore e verificare che il certificato sia stato trasmesso correttamente;
  • tenere presente la validità temporale limitata del certificato, per non doverlo rifare;
  • in caso di dubbi, usare i canali ufficiali dell’INPS come riferimento.

Sono attenzioni semplici, ma evitano l’errore più comune: dare per scontata una procedura che nel proprio territorio non è ancora, o non è più, quella in vigore.

Cosa aspettarsi dopo il 2026

La sperimentazione è la strada verso un traguardo già indicato: dal 1° gennaio 2027 è prevista l’estensione del nuovo sistema a tutto il territorio nazionale. In quella prospettiva, le differenze tra province sono destinate a rientrare, perché il modello unico diventerà quello valido ovunque. Nel frattempo, però, la geografia conta, e ignorarla può tradursi in passaggi sbagliati o ritardi.

Fino ad allora, il consiglio pratico resta lo stesso: trattare la verifica territoriale come il vero punto di partenza. Sapere se la propria provincia rientra nella sperimentazione dice subito se ci si troverà davanti al nuovo avvio, imperniato sul certificato del medico, oppure alla procedura tradizionale con la domanda amministrativa. Chi già percepisce una prestazione, invece, non deve leggere questi cambiamenti come un obbligo automatico di rifare tutto: le novità riguardano il modo in cui si avvia l’accertamento, non impongono di per sé di ricominciare l’iter.

In sintesi

Dal 1° marzo 2026 la sperimentazione della riforma è stata estesa ad altre 40 province, che si aggiungono a quelle delle fasi precedenti; l’elenco completo è sul portale INPS. Nelle province coinvolte si parte dal certificato introduttivo che avvia il procedimento, mentre fuori resta la vecchia procedura fino al 31 dicembre 2026, in vista dell’estensione nazionale dal 1° gennaio 2027. Per questo, nel 2026, il percorso dipende dalla provincia di residenza o domicilio. Questo è un contenuto informativo: la verifica e l’accertamento passano dall’INPS. Per collegare la geografia al percorso complessivo, resta utile leggere come si arriva al riconoscimento dell’invalidità civile, passo dopo passo.

Fonti ufficiali

Avvertenza: questo è un contenuto informativo e pubblicitario pubblicato da AL Investments OÜ. Ha finalità esclusivamente divulgative e non sostituisce una valutazione medica, legale o previdenziale individuale, né costituisce consulenza. Gli importi e i requisiti indicati derivano da fonti ufficiali citate e possono cambiare; il riconoscimento delle prestazioni dipende dall’accertamento dei requisiti e dalla decisione dell’INPS nel singolo caso. Informazioni aggiornate al 28 settembre 2026. Verifica sempre su inps.it.
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